Patriot: spie con stile senza copertura

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Patriot: spie con stile senza copertura

I protagonisti di Patriot sono impegnati in una causa segreta, ma molto importante per il proprio Paese, gli Stati Uniti. Siamo nel 2012 e le elezioni in Iran sono alle porte, con il rischio che vinca il candidato conservatore, contrario a ogni dialogo per evitare l’escalation nucleare. Il compito di questi patrioti nelle pieghe più segrete dell’intelligence americana è far arrivare un bel mucchio di soldi, in contanti, al candidato più moderato. Spionaggio puro, direte. Non proprio, ci sentiamo di rispondere dopo aver visto in anteprima questa nuova sorprendente serie televisiva di Amazon, reduce dalla prima storica nomination all’oscar come miglior film per Manchester by the Sea. Patriot è stata appena distribuita nella piattaforma americana, dopo un'anteprima alla Berlinale, e fra qualche settimana arriverà anche da noi, attraverso Amazon Prime Video.

Sono un’armata di patrioti curiosa, visto che sono un padre, con la calva determinazione del Terry O’Quinn di Lost, un figlio, il vero uomo in prima linea suo malgrado, e il fratello che ogni tanto viene incaricato dal padre di andare a tirarlo fuori dai guai; lui che si gode una pingue e immeritata carriera politica come senatore, dopo aver ereditato il seggio del suddetto padre. Si parlava di generi, ce ne sono tanti mescolati sapientemente con una formula riconoscibile, quella di Steve Conrad, qui ideatore, sceneggiatore e anche regista di molti episodi. Lo ricordiamo per aver scritto un piccolo gioiello maltrattato, The Weather Man, con un malinconico Nicolas Cage conduttore delle previsioni del tempo di Chicago, oltre a La ricerca della felicità del nostro Gabriele Muccino, con un Will Smith ridotto alla povertà e con un figlio a cui badare, e più recentemente I sogni segreti di Walter Mitty.

Ritmi sincopati, tempi dilatati, e una infinita, ma profondamente umana, malinconia di fondo; sono alcuni degli elementi caratteristici delle vicende e soprattutto dei personaggi raccontati da Conrad, che ha sovvertito in Patriot ogni canone del genere di spionaggio, così potente in televisione negli ultimi anni. Come regista ricorda un Wes Anderson a cui sono stati sottratti i colorati vestiti, gli accessori e le scenografie, in cambio di un monocolore grigio tendente a quel blue, che nel significato inglese ci aiuta a sintetizzare i personaggi della serie, su tutti il protagonista John. Si sente blue, mentre recupera dopo una complessa missione in quel di Amsterdam, sfidando i locali al toro meccanico come attrattiva esotica, visto che è texano. Ma in realtà la sua vera passione, la ragione della sua vita, sono le canzoni che scrive e suona quando capita, e che nel corso della serie racconteranno, come divertente coro greco, le disavventure della sua professione di spia. Perché lui non vorrebbe farla, per di più è NOC, cioè senza copertura ufficiale: preferirebbe stare a casa dalla bella moglie, invece si sente costretto a seguire le orme paterne.

Patriot è una commedia stralunata, un buddy movie, un film musicale, un thriller e un family movie, a suo modo; la storia di un rapporto complesso fra due figli che hanno un fortissimo seppur bizzarro rapporto, alle prese con un padre che da decenni si presta al lavoro sporco, fa tutto quello che ufficialmente i vertici governativi gli dicono di non fare… intendendo in realtà che deve farlo. Insomma, un bel casino la vita di questi tre personaggi, nessuno dei quali riesce a ottenere quello che vuole. Inseguono continuamente qualcosa che non riescono mai a raggiungere, risultandone sempre frustrati.

La speranza è che la nuova missione possa essere quella buona, magari l’ultima. John deve farsi assumere da una ditta di Milwaukee che si occupa di tubature industriali e ha frequenti contatti con il Lussemburgo, unico paese europeo che ha rapporti commerciali con l’Iran. Quindi i suoi viaggi nel Granducato gli devono servire come copertura per portare una borsa con 10 milioni di dollari nelle giuste mani. Ovviamente niente andrà come previsto, e si susseguiranno gli andata e ritorno fra il Midwest e il piccolo stato, mentre dovrà vedersela con l’improbabile polizia locale e un’ambiziosa poliziotta della sezione omicidi, di solito totalmente inoperosa da quelle parti.

Conrad ama il suo protagonista, il suo disperato tentativo di parare continui colpi imprevisti: al centro di attacchi e lamentele continue stoicamente introietta tutto, non urla mai, al massimo rende la sua voce sempre più sussurrata, anche se non parla quasi mai. I personaggi hanno tutti il loro spazio, nel corso delle 10 puntate della serie, e tutti sono infelici e insoddisfatti, ma pieni di umanità. È un oggetto strano Patriot, fa morire dal ridere in alcuni momenti, commuovere in altri, rappresenta persone coraggiose, pronte ad aiutare l’altro, ma che in realtà hanno loro stessi tanto bisogno di aiuto. Non c’è niente di lineare in questa serie, nessun percorso semplice da un punto A fino a un punto B, come per le impettite tubature industriali della McMillan Industrial Piping di Milwaukee, Wisconsin.

I luoghi sono sempre al centro della poetica di Conrad, che dopo il Chicago River per il metereologo di The Weatherman e l’Islanda di Walter Mitty, questa volta utilizza la verginità di uno scenario incontaminato o quasi da televisione e cinema, come il Lussemburgo, per farlo diventare un luogo fuori asse, inopportuno, come il suo protagonista. Patriot è un oggetto misterioso, si fa gioco di ogni luogo comune o regola di genere, crea confusione come una miccetta a ricreazione, ritrae un America completamente in balia degli eventi, che insegue goffamente. Considerando che il pilot è del 2015 ed è stata scritta prima dell’irruzione di Trump nella vita politica, con tutte le conseguenze del caso, possiamo anche definirla ben radicata nello spirito del tempo che viviamo. Sicuramente è una delle cose più spiazzanti, dark, divertenti e malinconiche prodotte in questa stagione. Una di quelle serie che senza l’arrivo dei colossi dello streaming come Amazon non sarebbe mai stata prodotta dai broadcaster tradizionali.

Non saranno, poi, un successo come la colonna sonora di La La Land, ma le canzoni di John a noi sono piaciute tanto, e le aggiungeremo volentieri alle playlist Spotify.



Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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