Le Migliori Serie TV del 2018 (Finora)

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Le Migliori Serie TV del 2018 (Finora)

Con due terzi dell'anno ormai alle spalle, è arrivato il momento di cominciare a tirare le somme sulle molte storie dei generi più diversi raccontate dal piccolo schermo negli ultimi mesi, identificando i titoli che meglio di altri si sono distinti per qualità della narrazione, della messa in scena e delle interpretazioni. Le Serie TV, grazie anche alla rivoluzione delle piattaforme digitali, sono tornate ad essere una delle forme di intrattenimento più diffuse e apprezzate, capaci in alcuni casi di farsi abile specchio della realtà e di creare veri e propri fenomeni di culto. La nuova stagione televisiva appena cominciata aggiungerà altra prelibata carne sul fuoco, e avremo modo di tornare a parlarne qui nelle prossime settimane. Intanto, ecco una prima selezione delle migliori Serie TV di questo 2018.

American Crime Story: L’assassinio di Gianni Versace

American Crime Story: L'assassinio di Gianni Versace

Sebbene non sia stata magnetica come Il caso O.J. Simpson, la seconda stagione della serie antologica di Ryan Murphy, American Crime Story: L'assassinio di Gianni Versace, ha spiazzato più o meno tutti spostando l'attenzione dalla pesante e iconica figura di Gianni Versace a quella meno conosciuta di Andrew Cunanan (interpretato da un bravissimo Darren Criss), il suo assassino, attraverso uno sconvolgente viaggio a ritroso nella sua follia omicida in un'America degli Anni '90 spesso omofoba. Ne è emersa una rappresentazione affascinante della totale alienazione di un giovane, un nuovo American Psycho, arricchita di dozzinale musica dance, culto delle forme fisiche, violenza sconsiderata e alta moda, talvolta allo stesso tempo.

Atlanta

Atlanta

La migliore comedy in circolazione, genere che sembra tra l'altro stargli stretto, negli episodi della seconda stagione Atlanta ha superato se stessa facendo quello che pochi altri avrebbero avuto il coraggio e la capacità di fare: evitare in larga parte le situazioni corali per permettere a ciascun personaggio di avere una propria avventura autonoma. Audace, post-moderna, eccentrica e persino inquietante, un costante capovolgimento di toni sorprendente e imprevedibile, la serie scritta, diretta e interpretata dalla star in costante ascesa Donald Glover ha continuato a sollevare domande potenti sulla realtà di vivere nell'America di oggi. Qualcuno ha scritto che questa è semplicemente arte.

Barry

Barry

Mai avremmo immaginato uno degli uomini più autorevoli di Hollywood, Bill Hader, nei panni di un killer devastato dalla guerra che cerca di trovare la salvezza in una classe di recitazione di Los Angeles. Fortunatamente, c'è voluto Bill Hader per vedere questo mix selvaggio di azione, crimine e commedia prendere forma su HBO, giacché il veterano del Saturday Night Live ne è anche il co-ideatore, sceneggiatore e regista. Reso insensibile dalla natura grottesca del suo lavoro, incapace di provare ancora emozioni, il sicario Barry trova nel teatro un'alternativa alla depressione, ai disturbi post traumatici da stress e agli omicidi a sangue freddo. Tutto molto bello se non fosse che il passato non ci mette molto a bussare alla sua porta.

Killing Eve

Killing Eve

Una delle serie rivelazione dell'anno, avvincente fin dal primo minuto e dannatamente sexy, Killing Eve ha brillato nella massa di crime drama che oggigiorno prolifera in tv con la sua sensibilità distintamente femminile e il tono a tratti spassoso dell'interpretazione del classico gioco del gatto col topo che ha portato sullo schermo. Alla produzione di BBC America va inoltre il merito di aver riportato in tv l'amata Sandra Oh con un ruolo che smette di farci rimpiangere il suo addio a Grey's Anatomy - quello di un'agente dell'MI6 ossessionata per un'assassina tanto bella quanto sadica la quale finisce ben presto col risponde all'attrazione con altrettanta passione.

Sharp Objects

Sharp Object

Basata sullo sconvolgente romanzo di debutto di Gillian Flynn, Sharp Objects ha portato avanti la lunga tradizione di miniserie di qualità della rete via cavo HBO con una storia di trauma e negazione - quella di una giornalista che torna nella sua piccola città natale per indagare sull'omicidio di una tredicenne e la scomparsa di un'altra, ritrovandosi velocemente perseguitata da un passato difficile e da una famiglia vendicativa - capace di sorprendere costantemente. L'adattamento di Marti Noxon si è rivelato uno dei thriller più eclatanti degli ultimi anni, merito del materiale di partenza ma anche di un cast dell'eccellenza guidato da Amy Adams e Patricia Clarkson, della regia attenta di Jean-Marc Vallée e di un montaggio capace di valorizzarne tutta la complessità.

The Americans

The Americans

The Americans, lo spy drama d'ambientazione storica di Joe Weisberg, si è concluso lo scorso maggio, dopo sei stagioni, senza perdere spessore in nessuno degli aspetti che l'hanno reso tra i più apprezzati e premiati degli ultimi anni, a cominciare dalle interpretazioni magistrali di Keri Russell e Matthew Rhys. Invece di cercare affannosamente un lieto fine, gli autori hanno consegnato al pubblico un capitolo conclusivo malinconico e a tratti amaro, guidato dalle paure e dai desideri dei Jennings in un mondo che stava cambiando così velocemente da non avere più un senso per nessuno di loro, e risolvendo tutti i propri intrecci in un finale straziante che, a detta di molti, si è guadagnato un posto negli annali della tv come pochissimi altri sono riusciti a fare dopo I Soprano.

The Good Fight

The Good Fight

Ringraziare CBS All Access per essere riuscita a mantenere intatta la qualità narrativa di The Good Wife nello spin-off The Good Fight era solo l'inizio, perché la seconda stagione del legal drama con Christine Baranski ha superato abbondantemente quanto avevamo visto un anno fa, riuscendo allo stesso tempo ad offrire un punto di vista intelligente sull'attuale clima politico statunitense. Non capita spesso di vedere una serie raggiungere così velocemente la maturità, e la capacità con la quale The Good Fight continua a gestire temi difficili e complessi senza rinunciare a una giusta nota di umorismo nero la rende tanto irresistibile quanto chi l'ha preceduta e oggi manca così tanto.

Westworld

Westworld

Difficile da definire, tale è la capacità con la quale riesce a confondere e disorientare, soprattutto nella seconda stagione, l'opera di Jonathan Nolan è probabilmente una delle serie di fantascienza più cupe, consapevoli e autoreferenziali che si siano mai viste in tv. Invece di andare incontro allo spettatore, accompagnandolo attraverso una narrazione chiara e lineare, Westworld non solo ha allargato la propria mitologia ma è andata ancora più a fondo nel ventre della questione - i tentativi in corso dell'umanità di giocare a essere Dio per profitto e diletto. Tutti gli attori coinvolti hanno dato grande dimostrazione delle proprie capacità e l'ultimo episodio andato in onda, un assurdo grattacapo, renderà l'attesa per la terza stagione ancora più insopportabile.



Emanuele Manta
  • Redattore specializzato in Serie TV
  • Appassionato di animazione, videogame e fumetti
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