Genius racconta Albert Einstein su National Geographic: Una storia che parla al nostro presente

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Genius racconta Albert Einstein su National Geographic: Una storia che parla al nostro presente

Pochi giorni dopo l'anteprima mondiale al Tribeca Film Festival 2017 e il debutto negli Stati Uniti, Genius, la serie antologica il cui primo ciclo di episodi è dedicato alla figura di Albert Einstein, arriva su National Geographic (canale 403 di Sky) giovedì 11 maggio alle ore 20:55. Le dieci puntate del drama, adattamento della biografia di Walter Isaacson Einstein: His Life and Universe, sono state prodotte tra gli altri da Brian Grazer e Ron Howard, e proprio quest'ultimo ha diretto la prima, che si sviluppa essenzialmente su due differenti piani temporali. Il primo racconta gli ultimi anni del XIX secolo e la gioventù di Einstein, durante il suo "esilio" volontario principalmente in Svizzera, dove cerca di ottenere i primi riconoscimenti accademici alle sue teorie innovative. Il secondo, invece, inizia a tratteggiare la vita privata del protagonista, ormai scienziato di fama mondiale, il quale, vivendo a Berlino negli Anni '20, si trova a essere testimone suo malgrado dell'escalation di violenza e antisemitismo causati dall'ascesa di Adolf Hitler e del Partito Nazionalsocialista.

Fin dalle prime scene si intuisce in modo chiaro come Howard non abbia scelto la via del biopic apologetico, ma esattamente il contrario. Lo stesso Einstein, ad esempio, è introdotto al pubblico in un momento decisamente "privato", che ne spiega immediatamente la personalità tanto libera quanto contraddittoria. Allo stesso tempo, la messa in scena della Storia nella sua tragicità non è in alcun modo edulcorata - la violenza psicologica e fisica degli Anni '20 in Germania è rappresentata in tutta la sua crudezza. Sotto questo punto di vista Genius è una storia al passato che sembra voler parlare esplicitamente al nostro presente: l'atto di terrore diretto contro il cittadino inerme, il crescente fanatismo, la chiusura dei confini a difesa del proprio territorio sono temi che purtroppo riguardano tanto quel periodo storico quanto la nostra contemporaneità, e Howard sembra volutamente accentuare l'aspetto metaforico del racconto per immagini con la dovuta sapienza registica.

Genius

Dal punto di vista squisitamente estetico, in alcuni momenti Genius rimanda a un altro capolavoro dello stesso autore, A Beautiful Mind, non a caso altra storia vera del matematico John Nash, film per il quale Howard si è aggiudicato l'Oscar nel 2002. Come in quest'ultimo, il connubio tra l'epica del racconto e l'intimismo del ritratto più personale diventano il perno fondamentale anche di Genius, soprattutto nella prima parte dell'episodio. Il montaggio spesso serrato e le musiche scritte da Hans Zimmer contribuiscono alla magnificenza dello spettacolo, mentre alcuni passaggi temporali colpiscono per intimità e ritratto umano (magnifica ad esempio un'ellissi temporale su Einstein che suona il suo amato violino).

Fin da queste prime "mosse" risulta chiaro come la serie voglia porsi quale affresco storico visto e testimoniato attraverso gli occhi e il pensiero di uno degli uomini di spicco del nostro tempo. Sia gli amanti del grande spettacolo che gli spettatori alla ricerca di ritratti psicologici maggiormente caratterizzati possono trovare in Genius ciò che cercano. Ovviamente merita una menzione speciale Geoffrey Rush, che pur "nascosto" dietro il trucco e soprattutto la pettinatura iconica di Albert Einstein riesce nell'impresa ardua di renderlo un essere umano complesso, sfaccettato, senza scadere mai nella caricatura. È senza dubbio lui l'anima di Genius, una produzione che promette di offrire al pubblico prima di tutto un'importantissima e dolorosa rivisitazione storica, poiché purtroppo molto più attuale di quanto avremmo voluto.



Adriano Ercolani
  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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