Dagli X-Men del cinema a Legion in tv: Non la solita storia di supereroi

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Dagli X-Men del cinema a Legion in tv: Non la solita storia di supereroi

Qualunque sia la vostra opinione sul mondo dei supereroi ritratto in modo sempre più insistente dalla tv, mettetela da parte: Legion è diversa da qualsiasi serie si sia mai vista su persone con poteri speciali o che hanno fatto della lotta ai cattivi la loro missione di vita. Gli adattamenti di celebri personaggi dei fumetti sono diventati così numerosi che qualcuno avrebbe potuto sbuffare alla notizia dell'ennesima new entry. Tuttavia, sin dai primi annunci Legion ha suscitato l'interesse di molti per essere la prima produzione a portare sul piccolo schermo le taglienti storie degli X-Men e per avere le spalle coperte da Noah Hawley, l'ideatore di Fargo considerato uno dei migliori autori dei nostri tempi. E le aspettative non sono state deluse. In onda in Italia su Fox (canale 112 di Sky) da lunedì 13 febbraio alle ore 21:50, subito dopo i nuovi episodi di The Walking Dead, Legion è una serie di supereroi che nulla fa per sembrare una serie di supereroi. Infinitamente più strana e cerebrale di Deadpool, il film di Tim Miller che ha dato con grande successo una spallata a un genere che non pensavamo poter essere insolito e irriverente, questa è una produzione che ambisce ad appassionare un pubblico trasversale attraverso un racconto audace e non lineare, che promette di suscitare anche una riflessione sulla fin troppo trascurata questione dei disturbi mentali.

LEGIONE. La storia si concentra su un giovane uomo, David Haller (interpretato dall'ex star di Downton Abbey Dan Stevens), cui da diverso tempo è stata diagnosticata una malattia mentale cronica, la schizofrenia paranoica, a causa della quale è finito in un istituto psichiatrico. Dopo anni di eventi inspiegabili, voci nella testa, allucinazioni e incubi, in David comincia a farsi strada l'ipotesi che nulla di tutto ciò sia frutto della sua pazzia, bensì qualcosa di concretamente reale. Così, dopo aver trascorso la prima mezz'ora trascinando lo spettatore nella pallida, triste e confusa esistenza del protagonista - un avvio che potrebbe sembrare assurdamente lento ma che aiuta a empatizzare con David - anche attraverso il suo rapporto con Syd Barrett (Rachel Keller, che Hawley ha ripescato direttamente da Fargo), una misteriosa compagna di "detenzione" che non sopporta essere toccata, i confini non solo mentali si espandono, in modi sorprendenti, rivelando una vasta cospirazione in cui lui è una temuta vittima.

Legion

Il motivo è presto rivelato. David è un mutante, uno tra i più potenti. Nei fumetti della Marvel è il figlio del Professor X, il fondatore degli X-Men anche conosciuto come Charles Francis Xavier. Lo si può descrivere come un anti-eroe con problemi mentali, incluso un disturbo dissociativo dell'identità. Può spostare gli oggetti con la forza della mente, comunicare con gli altri col pensiero e diverse altre abilità, ciascuna delle quali comandata da una diversa personalità. Niente che David sia in grado di controllare, e che per il governo rappresenta una minaccia tale da rendere necessaria la sua eliminazione dopo il fallito tentativo di studiarlo. Tuttavia, il leader apparentemente benevolo di un gruppo di liberazione mutante interpretato da Jean Smart, un'altra reduce di Fargo, interviene nel bel mezzo di un assoluto delirio paranoico del protagonista per tendergli una mano dopo una spettacolare sequenza d'azione uomini contro mutanti.

REALTÀ O IMMAGINAZIONE? Se per Hawley il fascino di Legion sta nell'opportunità di esplorare "quanto complicato e pieno di sfaccettature possa essere un essere umano", il suo approccio con queste storie e questi personaggi si traduce per lo spettatore, almeno nei primi episodi, in un gioco in cui è chiamato costantemente a interpretare la situazione, capire quanto ciò che sta vedendo sia reale e quanto una fantasia di David. E questo vale anche per i personaggi che lo circondano. Il pubblico viene lasciato completamente all'oscuro, e questo potrebbe col tempo risultare frustrante, sebbene l'ideatore - dichiaratosi sin dal principio più interessato alla psiche del protagonista che alle scene di calci e pugni tipiche dei film e delle serie di supereroi - abbia sottolineato che non sta consegnando allo spettatore un puzzle di cui tocca a lui mettere insieme i pezzi da solo.

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"La mia speranza è che, guardando il primo episodio, sebbene possa non essere sempre chiaro il significato di ogni immagine, e l'informazione che si suppone celare ogni situazione ritratta, sia chiaro che le risposte arriveranno", ha detto Hawley. Alla fine della prima stagione, lunga appena 8 episodi, "sarà molto chiaro ciò che sta accadendo e con cosa abbiamo a che fare. La serie non vuole né manipolare né ingannare il pubblico. Intende metterlo nello stato mentale del personaggio e poi svelare la realtà mentre essa si rivela". Un creativo che merita fiducia, oltre a un abile regista come già aveva avuto modo di dimostrare nell'altra sua acclamata creazione per la rete FX, l'intento di Hawley si riconosce nelle immagini che sin dai primissimi istanti scorrono sullo schermo. Legion è un viaggio vorticoso tanto nella mente quanto nell'esistenza - presente e passata - di David Haller. È il ritratto di un'anima danneggiata che lotta per riprendere in mano la sua vita mentre il mondo attorno a essa si sgretola, talvolta con quelle stesse punte di surrealismo viste e amate in Fargo. E questo è molto meglio di qualche altro raffazzonato effetto speciale nella pur strenua battaglia tra bene e male che ogni giorno si consuma in tv.



Emanuele Manta
  • Redattore specializzato in Serie TV
  • Appassionato di animazione, videogame e fumetti
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