Senza lasciare traccia Recensione

Titolo originale: Leave No Trace

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Senza lasciare traccia: recensione del film di Debra Granik con Ben Foster e Thomasin McKenzie

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Senza lasciare traccia: recensione del film di Debra Granik con Ben Foster e Thomasin McKenzie

Debra Granik è una regista unica nel panorama del cinema americano. Ogni film lo medita molti anni, portando avanti due tradizioni fondanti della cultura americana: quella della negazione delle storture della società che porta alla fuga verso la natura incontaminata e quella dell’indipendenza come modo di intendere la vita e i suoi ritmi. Nei suoi film non si ritrovano le ‘pose’ formali del cinema da Sundance, pur essendo nata professionalmente in quella realtà, ma una vera riflessione su un’America alternativa, diversa eppure fondante e sempre presente da quelle parti fin dall’arrivo dei pionieri.

Dopo aver lanciato Jennifer Lawrence con lo spietato Un gelido inverno, torna a concentrarsi sui legami famigliari fra persone che vivono oltre i margini, che li superano consapevolmente per esplorare quello che di solito è solo una macchia verde in una mappa. Will (Ben Foster) è un reduce di guerra che non tollera una vita in società e si è costruito una dimensione domestica in mezzo ai boschi di un parco dell’area di Portland insieme alla figlia adolescente Tom (Thomasin McKenzie). La routine consolidata ci suggerisce che vivono lì da alcuni anni, si sono dati delle abitudini tutte loro e delle regole in grado di farli muovere con velocità in caso di arrivo di agenti esterni. Un evento inatteso, però, li porterà all’attenzione dei servizi sociali che li porteranno in città ponendoli di fronte alla sfida di adattarsi alla nuova situazione. Saranno addomesticati da un telefonino, una televisione e un letto caldo?

Una tensione continua fra il senso di protezione di una comunità e l'incapacità di farne parte che caratterizza tutto Senza lasciare traccia, delineando una potenziale linea di frattura nel granitico guscio protettivo costituito da padre e figlia. Will agisce per reazione a quello che ha vissuto, il trauma che l’ha colpito lo spinge verso una negazione di quella società capace di generare una guerra, quando Tom si trova nella fase della scoperta, in cui si deve mettere in gioco nei confronti di se stessa e in rapporto agli altri, anche forzando il legame così stretto con il nido, con il padre. La Granik sembra concedere una soluzione di compromesso ai due, l’incontro con qualche marginalità non troppo dissimile alla loro, che vive nello stesso habitat senza rinunciando a qualche comodità della società dei consumi; “sono come noi”, dice disperatamente Tom per convincere il padre a non rimettersi in marcia ancora una volta. 

Un punto di vista inedito per raccontare il rapporto fra un padre e una figlia, ma anche l’impossibilità di conciliare due fasi così diversi della vita di due persone, pur unite da un amore assoluto. Nel capovolgimento dei ruoli, Tom ha imparato a essere adulta, aiutando il padre vittima di una fragilità dovuta alla sindrome post traumatica da stress; è lei a cercare una minima stabilità, mentre lui non riesce a trovare un senso alla sua vita se non nel prendere sempre la strada, che diventa più una prigione e una condanna che un moto di libertà, verso qualcosa che probabilmente non troverà mai. Il tutto sotto lo sguardo di una burocrazia che incombe, in un territorio capace di essere accogliente come respingente, in cui un breve viaggio in funivia permette di rendersi conto come tutto è molto più vicino di quanto possa apparire: i margini sono appena oltre un ponte da cui irrompe la società.

Ben Foster si conferma uno degli attori più talentuosi della sua generazione, seppure un po’ ai margini come Will, mentre Thomasin McKenzie minaccia seriamente di essere la nuova scoperta della Granik, capace di trasmettere tenacia e grande fragilità nella stessa inquadratura. Senza lasciare traccia fa fede al suo titolo nell’evitare ogni sensazionalismo, ogni alzata di toni, conducendoci con occhio partecipe in un’altra America, in un modo di intendere la vita diverso e non esibito, con sensibilità rara e la capacità di colpirci al cuore con la sola purezza dei suoi due protagonisti.

Senza lasciare traccia
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
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Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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