Museo - Folle rapina a Città del Messico Recensione

Titolo originale: Museo

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Museo: recensione del film di rapina alla messicana con Gael Garcia Bernal in concorso alla Berlinale 2018

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Museo: recensione del film di rapina alla messicana con Gael Garcia Bernal in concorso alla Berlinale 2018

Il cinema messicano sta per festeggiare l’ennesimo trionfo della strana banda dei conquistadores che hanno varcato il confine per ricevere gloria, senza rimbalzare sul muro (immaginario) di Trump. Del Toro, Cuaron, Inarritu, sono ormai di casa nella California non Baja, ma una nuova generazione si affaccia di qua e di là dal confine, facendosi valere nei festival internazionali. È il caso di uno dei registi più interessanti, e accessibili anche per un pubblico che i festival non li frequenta; si chiama Alonso Ruizpalacios, si è fatto le ossa in teatro e nel 2014 con Güeros ha vinto il premio per la migliore opera prima alla Berlinale. Il suo era un film di formazione su un gruppo di adolescenti più meno ribelli, dediti a far casino, alla musica e alla paura di diventare grandi. Nella sua opera seconda, Museo, transitata sempre da Berlino ma nel più nobile concorso, alza l’asticella, anche anagrafica, ritraendo una coppia di trentenni degli anni ’80 che sembrano adolescenti, fuoricorso eterni all’università, che vivono ancora con i genitori, venerano i Pink Floyd, giocano con il cubo di Rubik e vivono un rapporto complicato con i padri. Specie Juan, interpretato da un altro messicano residente nobile a Hollywood, Gael Garcia Bernal, che già aveva prodotto Güeros e questa volta è anche protagonista.

il suo rapporto con il padre, il solito splendido cileno Alfredo Castro, è tratteggiato con dolcezza nel prologo iniziale, un viaggio educativo fra generazioni in cui la memoria storica del Messico, e delle sue antiche civiltà come i Maya, viene trasmessa mentre un celebre monumento viene smontato dalla sua posizione per essere portato in pompa magna - con centinaia di migliaia di messicani a salutarne il passaggio come un eroe nazionale in pietra - in una nuova collocazione, nell’appena inaugurato Museo nazionale di antropologia e storia.

Perché il film di Ruizpalacios è solo apparentemente il racconto (vero) di due improbabili criminali da strapazzo che la notte di Natale del 1985 rubarono decine di pezzi di grande valore dal quel museo. In realtà è un’affascinante, e fatecelo dire anche in alcuni momenti struggente, inno d’amore alla cultura del Messico, e contemporaneamente alla storia tramandata da un padre a un figlio, in lotta con geni non sempre al loro posto, ma guidata anche da un grande amore, spesso inespresso. Che poi, chi ce lo dice che un personaggio storico ha fatto e detto questo e quest’altro, quando neanche noi sappiamo cosa ci dice la testa quando facciamo certe cretinate? Vero, Juan? Ma si sa, non ci rendiamo conto di quello che abbiamo di bello fino a che lo perdiamo, come dimostrato in quei giorni dal boom di visitatori del museo, che non volevano perdere l’occasione di fare la fila per vedere le vetrine con le splendide vestigia Maya... vuote.

Museo inizia in maniera folgorante, dimostrando subito la sua capacità di alternare ritmi, stili e generi diversi, senza annoiare, con grande disinvoltura, costruendo un proprio andamento personale, bailado e ironico, ma anche capace di stranianti esplosioni pop come una scazzottata fuori sync alla Bud Spencer e Terence Hill.
I due abitano in una città residenziale di Città del Messico, Satelite, creata a immagine e somiglianza degli idilliaci sobborghi americani; un limbo che lasciano con un colpo di forza, cercando di prendere in mano, per una volta, una vita che scorre anonima e passiva.

Saranno anche dei cialtroncelli, Juan e il suo amico del cuore Benjamin, saranno anche gli unici amici uno per l’altro, ma il regista dimostra di volergli un gran bene, lasciandogli anche una seconda opportunità per rifarsi della loro  grottesca cavolata. La rapina a poco serve, visto che i beni rubati sono talmente celebri, e sulle prime pagine dei giornali di tutto il paese, da risultare invendibili. Visivamente affascinante, carico di ironia e umanità, Museo è la conferma di un autore con un’idea personale di cinema, sempre al servizio di personaggi che ama, senza nasconderne difetti e paradossi. Una bella conferma, per Alonso Ruizpalacios, e una delle migliori interpretazioni degli ultimi anni per Gael Garcia Bernal.

Museo - Folle rapina a Città del Messico
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
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Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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